venerdì 27 ottobre 2017

RECENSIONE: Non lasciarmi andare di Catherine Ryan Hyde


Buonasera!
Oggi vi voglio parlare di un romanzo un po' particolare, ma che, zitto zitto, si è guadagnato un posticino nel mio cuore. Il fatto che si tratti di un libro pubblicato da Leggereditore non dovrebbe stupirci, visti i titoli ad alto tasso emotivo che sempre ci porta, e Non lasciarmi andare di emozioni ne trasmette, ma lo fa delicatamente, quasi chiedendo il permesso. Questo romanzo segna il ritorno di Catherine Ryan Hyde in Italia e lo trovate in ebook dal 12 ottobre e, da ieri, anche in cartaceo.

Trama
Cosa succede se l’unico modo per salvare tua madre è doverla abbandonare?
Grace, dieci anni, vive nella periferia degradata di Los Angeles con una madre tossicodipendente che la trascura e il rischio di essere affidata ai servizi sociali. C’è solo una persona che può aiutarla a uscire fuori da questa situazione e donarle una nuova speranza: Billy Shine, il suo vicino di casa. Un tempo ballerino di Broadway, Billy è ora un uomo solitario, in preda a continui attacchi di panico, spaventato dalla gente e dal mondo fuori le quattro mura della sua casa. Le sue giornate scorrono silenziose, perfettamente orchestrate da una routine da cui raramente riesce a fuggire. Tutto cambia, però, quando nella sua vita irrompe la piccola Grace, proponendogli un piano audace e coraggioso per aiutare la madre a disintossicarsi. Billy si mostrerà per lei un fidato alleato, pronto a farsi in quattro. L’impresa, d’altra parte, è di quelle che ridanno senso all’esistenza e nuova fede nell’amore puro e incondizionato. Ma non è affatto facile, perché per aiutare la madre di Grace sarà necessario privarla della cosa di cui ha più bisogno: sua figlia.
Emozioni, coraggio e sfide da affrontare per una storia intensa che vi farà commuovere.

Recensione
Nel blog sono abituata a parlarvi di storie d'amore, e questa non lo è. Almeno non come intendiamo solitamente. Però, in realtà, è una storia d'amore a tutti gli effetti. La storia dell'amore tra una bambina e la sua mamma, ma anche quello tra la bambina e i suoi vicini di casa, in particolare Billy. Magari non in senso romantico, ma di amore in questo libro ce n'è davvero tanto e del tipo più bello perché puro e incondizionato. L'amore che è in grado di donare, senza pregiudizi e senza remore, una bambina di dieci anni e lo stesso tipo di bene che, inevitabilmente, ti ritrovi a volere verso quella bambina. Ammetto che, leggendo la trama, mi ero fatta un'idea completamente diversa della lettura che avrei affrontato e mi sono sentita quasi spaesata nei primi capitoli. Pensavo sarebbe stata una lettura più pesante, più triste, più dura, e invece mi sono ritrovata molto più spesso a ridere e a sorridere, piuttosto che a intristirmi. Certo, i temi trattati, dalla tossicodipendenza all'affido, non sono certo allegri e leggeri, ma l'autrice è riuscita a trasmettere tutta la drammaticità della situazione con un sorriso, invece che con la classica lacrima, ed è questo a rendere speciale questa storia. E credo sia molto più difficile parlare di argomenti delicati così, piuttosto che concentrandosi esclusivamente sulla parte più commovente e triste, perché il brutto colpisce più intensamente del bello.

"Dov'è la tua mamma?" "In casa." "E perché tu te ne stai tutta sola qui fuori?" "Perché mia madre è in casa."
A donare questo velo di gioia alla storia è sicuramente il personaggio della piccola Grace. Ma aiuta molto anche il vicino di casa Billy, con le sue paure e le sue stranezze. Un uomo di trentasette anni che da oltre dieci non mette piede fuori di casa, che si sente al sicuro solo tra le sue quattro mura e nelle sue azioni abituali. Tutto ciò che è diverso, qualsiasi tipo di novità, è per lui causa di ansia e genera attacchi di panico, e di certo, ormai, non pensa più di poter guarire. Eppure sarà proprio una terapia d'urto ad aiutarlo, piano piano, a fargli fare qualche passo in più verso la "normalità". E questa terapia d'urto ha dieci anni, una voce squillante, un'intelligenza spropositata per la sua età, la sincerità e l'innocenza dei bambini e si chiama Grace. Lei è l'amore, davvero. Non si può non adorarla all'istante. Vive sola con una madre che praticamente non esiste, una donna tossicodipendente che non fa nulla per guarire, che forse, proprio nell'indipendenza della figlia, trova una valida ragione per non combattere contro la sua dipendenza. E per questi motivi Grace è una bambina molto più matura della sua età, una bambina che è cresciuta in fretta e che ha imparato ad arrangiarsi. Sentirla parlare lascia ogni volta di sasso, per quanto è furba e perspicace, ma ogni tanto la sua ingenuità ci ricorda che ha soltanto dieci anni e che, fino a quel momento, si è praticamente cresciuta da sola.

La situazione è quella di un condominio qualunque, con vicini di casa che abitano da anni a due passi l'uno dall'altro, ma che sono dei perfetti sconosciuti. Ma nessuno di loro può fare a meno di notare Grace, che se ne sta seduta fuori casa sperando proprio che qualcuno si accorga di lei. E così, chi con più diffidenza e chi con meno, tutti le si avvicinano, la aiutano a superare le difficoltà di tutti i giorni e la assecondano nel piano per far riemergere la mamma di un tempo, quella pulita, quella che l'amava e glielo dimostrava. Degli estranei si dimostrano una vera e propria famiglia per lei, ma anche l'uno per l'altro, dimostrando di aver tutti bisogno di aiuto e di poter essere un sostegno per gli altri.

"L'argomento riguarda il fatto che le persone non dovrebbero stare sole. Specialmente quando ce ne sono tante. Guardatevi. Siete tutti soli, e siete in quattro, è una cosa davvero stupida visto che siete in quattro. Quindi perché stare da soli?"
Sono davvero contenta di aver letto questo libro e di aver, così, conosciuto questa autrice. Come ho già detto, ho amato il suo modo di rappresentare una situazione tanto delicata. Parliamo comunque di una madre che mette la sua dipendenza davanti all'amore per la figlia, di una donna che non è adatta, almeno per il momento, a fare la mamma. Di una bambina che a dieci anni già sa che il mondo non è sempre un posto felice, che le promesse non sempre vengono mantenute, che illudersi significa rischiare di soffrire ancora di più e che potrebbe essere portata via da un giorno all'altro. Grace avrebbe tutte le ragioni per lamentarsi ed essere triste, non potremmo neanche biasimarla se odiasse la madre. E invece, pur tristemente consapevole della situazione, non perde la sua gioia di vivere, la sua spensieratezza e la speranza. Dimostra coraggio e forza, anche quando ha qualche piccolo cedimento. Sicuramente è stata fortunata a trovare tante persone che hanno lottato insieme a lei e l'hanno tenuta al sicuro, ma queste persone sono state altrettanto fortunate, se non di più, a trovare lei. Il suo rapporto con Billy, poi, è quanto di più puro e bello si possa trovare. Lui la tratta con dolcezza, ma come se fosse una sua pari, lei lo spinge a guardare il mondo con gli occhi di un bambino, ma allo stesso tempo lo tratta con la durezza di cui ha bisogno. 

"Una pistola può ucciderti." "Solo il corpo" disse Billy. "Non può uccidere la tua anima. Le parole possono uccidere l'anima."
Io non posso fare altro che consigliare questo libro, a chiunque. La sua particolarità e la sua "stranezza" lo hanno reso divertente da un lato, ma anche capace di far riflettere in modo meno abituale, ma altrettanto efficace. Inoltre, grazie a Grace, ci fa capire quanto siano stupidi certi pregiudizi e quanto la vita sarebbe più facile e bella, se anche gli adulti la affrontassero come fanno i bambini. 

Al prossimo libro!
Veronica

4 commenti:

  1. Ho una voglia di leggere questo libro! Dopo la tua recensione ancora di più! Devo solo trovare il tempo, accidenti :P

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    1. Sì, Rachel, leggilo! Davvero una bella lettura, divertente, ma significativa!
      P.S. Mi dispiace di aver contribuito ad allungare la tua lista ahah

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  2. Ciao Veronica! Questo romanzo mi incuriosisce molto! Lo voglio leggere!

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